Riti scaramantici e altre superstizioni made in Bologna

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“Ma no no, non sono scaramantico, non ci credo a queste cose”. E poi li vedi che con nonchalance fanno le corna o incrociano le dita o addirittura si toccano fugacemente le parti intime. Cornetti, peperoncini, ferri di cavallo, ma anche non passare sotto una scala aperta, non rompere uno specchio altrimenti ti becchi sette anni di sfiga, cambiare strada se ti attraversa un gatto nero, non rovesciare il sale a tavola e potremmo fare molti altri esempi ancora. Noi italiani abbiamo un’infinità di superstizioni, riti scaramantici e formule astruse per proteggerci dalla tanto temuta iella.

Infatti, come se la vita non bastasse a metterci abbastanza in difficoltà, noi abbiamo deciso di crearci ulteriori problemi, insieme a delle colorite soluzioni per risolverli.

Anche Bologna, da buona città italiana che si rispetti, non si fa mancare di certo le sue personali credenze popolari e superstizioni, alcune risalenti a tempi immemori, ma che ancora oggi la vocina dentro la nostra testa ci dice di rispettare perché, dopotutto, non si sa mai…

1. Per liberarsi dal malocchio

Nell’antichità si credeva che vicino al pozzo ci si liberava dalla iettatura e dal malocchio, tanto che un rito molto frequente era effettuato sui bambini deperiti o malati. Per cacciare i foruncoli che comparivano sulle palpebre, a causa delle malattie, un adulto doveva fare le corna con le dita rivolte verso il foruncolo e ripeteva per tre volte la formula liberatoria: Lazaròl [orzaiolo] futù! Torna indrì d’in dov t’sì vnù! (rimedi omeopatici fenomenali e dove trovarli).

2. La sfiga del carro funebre

Per riti scaramantici e altre superstizioni made in Bologna un detto recita: “E’ caratòn u t’ pòrta indò ch’u t’ màgna i bigaròn”, cioè il carro funebre ti porta dove ti mangiano i bacherozzi.

Forse comune in tutta Italia, è la credenza che porti sfiga incontrare il carro funebre vuoto di bara, perché si presume che esso debba essere presto occupato da un cadavere.

Viene considerato quasi un preannuncio di morte, quindi maschietti via a toccarsi, che non si sa mai.

3. Il cattivo auspicio del carico di paglia

Sempre a proposito di particolari mezzi di trasporto, nell’ antichità della cultura bolognese, anche incrociare un carico di paglia era di cattivo auspicio. Lo testimonia il proverbio  “E fè e porta bè, la pàja la porta sghètta” (il fieno porta bene, la paglia porta disgrazia).

Parafrasando, i contadini dicevano, quando vedevano passare i carri ricolmi:  “il fieno è simbolo di abbondanza, la paglia di carestia”.

4. I primi quattro giorni di aprile

Ma si sa che i bolognesi sono pieni di sorprese e quindi perché lasciarsi scappare l’occasione di essere anche un po’ meteorologi? Infatti, secondo un’antica tradizione emiliana, se piove nei primi quattro giorni di aprile, continuerà a piovere per quaranta giorni di seguito.

5. Attenti agli oggetti sul camino!

In passato ogni cosa poteva essere portatrice di sventura, anche oggetti piccolissimi posti sul camino venivano considerati veicoli di malasorte. Per esempio, dei fuscelli disposti a croce, perché si credeva che a disseminarli fossero state le streghe: il pericolo della fattura era sempre dietro l’angolo.

6. Buona sorte per le donne

Per tutte le donne, invece, è forse importante sapere che se a farvi gli auguri di buon anno, la mattina del primo gennaio, è un uomo, allora sarà un anno fortunato (Paolo Fox non ci servi più).

Questa superstizione ha origini lontane, un tempo infatti, il “cambio di anno” era visto come un momento di rinnovamento, sperando sempre in una vita migliore per sé e per la propria famiglia, soprattutto per le giovani donne ancora nubili, sempre alla ricerca di un buon partito.

Quindi, DONNE, a mezzanotte apre la caccia all’uomo.  

7. Non salite su quella torre

Come ogni città universitaria anche Bologna ha i suoi luoghi “off limits” per gli studenti universitari.

La Torre degli Asinelli è uno “scaccia laurea”. Difatti tradizione vuole che se ci tenete a terminare il vostro corso di studi, non dovete assolutamente visitarla. Lo avete già fatto? Allora vi consiglio di cambiare il vostro status di Facebook in “laureato presso l’università della vita”.

8. Non attraversate quella piazza

Altro giro, altra corsa e altro divieto per i nostri poveri studenti, a cui è vietato attraversare Piazza Maggiore in diagonale se vogliono portare a compimento quell’impresa titanica chiamata università.

9. Non leggete quella scritta

Per i futuri ingegneri, (come se non fosse una vita già triste così), esiste il divieto di leggere per intero la frase posta sul muro dell’entrata della facoltà, pena quella che pensavano essere una triennale si trasformerà in una laurea a ciclo unico con tanto di master e dottorato.

10. Girotondo intorno al Nettuno

Anche questa volta avete procrastinato lo studio fino alla settimana prima dell’esame? Siete chiusi dentro casa da così tanto tempo che ormai non sapete neanche cosa sia il sole? Avete terminato la lista degli dei da pregare per avere un diciotto?

Miei cari studenti in crisi, avete un’ultima possibilità. Appellatevi al Gigante. Scaramanzia vuole che girare due volte, in senso antiorario, attorno alla Fontana del Nettuno, porti fortuna per gli esami imminenti.

11. Il percorso del diavolo

Spostandoci dall’altra parte della città, incontreremo il celeberrimo Portico di San Luca. Le 666 sataniche arcate che conducono direttamente dal centro storico al Santuario della Madonna di San Luca. Se siete superstiziosi, non andateci con il vostro amore se ci tenete alla vostra relazione e non andateci neanche se avete un esame importante da dare.