Palazzo Re Enzo: la gabbia dorata di un sovrano

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Bologna è anche storia, storia soprattutto medievale e a testimoniarlo sono i numerosi palazzi che nascondono gesta di dame, cavalieri, artisti, poeti e re. In particolare Palazzo Re Enzo venne così denominato dopo esser divenuto luogo di prigionia del re Enzo di Svevia.

La storia di Re Enzo

Palazzo Re Enzo venne costruito tra il 1244 e il 1246 come ampliamento del Palazzo Podestà e a soli tre anni dalla sua costruzione, divenne la gabbia dorata di uno speciale prigioniero.

Enrico, meglio conosciuto come Enzo di Svevia, figlio dell’imperatore Federico II di Svevia, fu il re di Torres, Gallura e Sardegna. Soprannominato “il Falconello” per la sua grazia e il suo valore (ma soprattutto per la rapidità, l’audacia e forse anche la crudeltà delle sue azioni militari), amava la falconeria e aveva numerosi interessi culturali.

Dopo essere stato nominato cavaliere a Cremona, sposò, per interessi dinastici, Adelasia (sorella di un giudice di Torres e vedova del sovrano di Gallura), divenendo per lignaggio “rex Turrium et Gallurae” e in realtà solo signore del porto di Torres, benché il padre gli attribuì il titolo fittizio di re di Sardegna.

Proprio per questo, il papa Gregorio IX, che aveva la giurisdizione dell’isola, scomunicò Federico II e iniziò così una lunga serie di battaglie che Enzo fronteggiò da protagonista e che costarono la scomunica anche a lui.

Enzo strappò alla Chiesa le città della marca d’Ancona e nel 1241 catturò, nei pressi dell’isola del Giglio, dei cardinali francesi e inglesi che erano stati invitati a Roma da papa Gregorio IX per il Concilio che avrebbe dovuto deporre l’imperatore.

Nel frattempo a Lione papa Innocenzo IV deponeva Federico II e scomunicava ancora una volta il re Enzo. L’imperatore decise allora di attaccare Milano: durante uno scontro vittorioso a Gorgonzola, Enzo fu catturato e rinchiuso, ma venne presto liberato dalle truppe imperiali.

La prigionia

Proseguendo nelle sue scorrerie, asserragliò il castello di Rolo, poi, in primavera, poichè i guelfi di Bologna avevano attaccato Modena, si mosse in suo soccorso. Nella località di Fossalta, le sue truppe furono però sorprese dalla cavalleria bolognese e costrette a ritirarsi precipitosamente. Alle porte di Modena, Enzo fu disarcionato dai nemici e catturato insieme a milleduecento fanti e quattrocento cavalieri.

Rinchiuso prima nei castelli di Castelfranco e Anzola dell’Emilia (dove è ancora visitabile la sua prigione), fu poi condotto a Bologna e imprigionato nel nuovo palazzo del comune adiacente a Piazza Maggiore, che poi fu rinominato per questo, Palazzo Re Enzo.

Mentre buona parte dei prigionieri otteneva la libertà dietro il pagamento di un riscatto, per Enzo la prigionia si trasformò in reclusione a vita: i bolognesi infatti rifiutarono categoricamente qualsiasi proposta di riscatto da parte dell’imperatore.

Rimase per ventitré anni recluso nella struttura, dal 1249 fino alla sua morte.

Le leggende su Palazzo Re Enzo

Circolano numerose leggende sulle condizioni in cui il sovrano visse in questi anni.

Alcuni credevano che fosse incatenato, ma con delle catene d’oro e si pensava che il Comune di Bologna procurasse cibi graditi al suo prigioniero ed addirittura gli consentisse di ricevere visite femminili.

A tal proposito, la leggenda narra che il re si sarebbe innamorato di una contadina, Lucia di Viadàgola, alla quale soleva dire: “Anima mia, ben ti voglio”; così al bambino che venne al mondo dalla loro unione, venne dato il nome di Bentivoglio e fu il capostipite della casata dei signori di Bologna.

Ben trattato, ma prigioniero, Re Enzo tentò la fuga nascosto in una “brenta“, ovvero uno di quei recipienti lunghi e stretti che servivano per trasportare il vino, ma quando una vecchia vide fuoriuscire dalla “brenta” i lunghi capelli biondi del re, dette l’allarme e il fuggitivo venne nuovamente catturato.

Dunque, malgrado fosse costretto alla detenzione, gli fu concessa una vita abbastanza agiata, allietata anche dalla poesia. In questo periodo, secondo una recente ipotesi, Enzo avrebbe curato personalmente la redazione in sei libri del “De arte venandi cum avibus” di Federico II, uno splendido manoscritto conservato a Bologna nella Biblioteca Universitaria e databile alla seconda metà del XIII secolo.

Il 14 marzo 1272 Re Enzo morì e fu sepolto presso la basilica di San Domenico, leggenda vuole che anche i suoi funerali, come tutti i suoi anni di prigionia, furono grandiosi.