La fontana del Nettuno, il “Zigant” del Giambologna

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Al centro della principale piazza di Bologna si erge uno dei più iconici simboli della città: la Fontana del Nettuno o il “Zigànt”, così chiamato dai locali in dialetto per via delle sue notevoli dimensioni (320 cm). L’opera poggia su una base di tre gradini, al di sopra dei quali è collocata una vasca ricoperta da marmo di Verona. Il Nettuno, con un grande slancio in verticale, tende la mano destra al vento, quasi come se volesse placare i flutti.

La scultura fu commissionata da Pier Donato Cesi al Giambologna per glorificare il potere pontificio di Papa Pio IV. Infatti, come il dio Nettuno dominava sulle acque, il Papa governa sul mondo. Costruita in marmo e bronzo, la Fontana del Nettuno presenta quattro putti, che rappresentano rispettivamente i fiumi Gange, Nilo, Rio delle Amazzoni e Danubio, ovvero i corsi d’acqua dei continenti allora conosciuti. Ai piedi della divinità, fanno da cornice quattro sirene a cavallo di altrettanti delfini.

Sebbene venne concepita con fini prettamente ornamentali, la Fontana del Nettuno venne anche utilizzata dai bolognesi per scopi pratici, per via dell’iscrizione «Populi Commodo» (Ad uso del popolo) posta sul basamento. Fu così che venne presa d’assalto dai venditori di ortaggi, che la utilizzavano per pulire i propri prodotti, e dalle lavandare bolognesi che accorrevano per smacchiare il bucato.

Uno dei 7 segreti

Il folklore bolognese narra, inoltre, di un particolare espediente messo in atto dal Giambologna, che intendeva trovare un modo per realizzare il dio con i genitali più grandi, senza essere scoperto ed ammonito dalla Chiesa. Lo scultore, in questo modo, ideò la statua in maniera tale che da una particolare angolazione il pollice della mano tesa del Nettuno sembrasse spuntare direttamente dal basso ventre, facendogli suggerire un genitale eretto. Un’ulteriore curiosità è la pavimentazione della piazza, in cui è collocata una particolare pietra nera, detta “della vergogna”, che mostra chiaramente l’escamotage. È grazie a questa bizzarria che la Fontana del Nettuno si è guadagnata un posto tra i sette segreti della città.