I 7 primati bolognesi: una Bologna da medaglia d’oro

I 7 primati bolognesi: una Bologna da medaglia d’oro

Bologna non finisce mai di sorprenderci, con le sue curiosità e storie di vita. Da città creativa quale è non poteva esimersi dal detenere alcuni primati, delle vere e proprie medaglie d’oro.

1. L’abolizione della schiavitù

Bologna fu la prima città ad abolire la servitù della gleba con dietro motivazioni non solo politiche, ma anche economiche.

L’annuncio della liberazione di quasi seimila schiavi presenti nel territorio di Bologna venne dato ufficialmente in Piazza Maggiore il 25 agosto 1256 dal Podestà del Bonaccorso da Soresina.

Fu un gesto di straordinaria civiltà e liberalità, che permise alla città di guadagnarsi il primato in Italia e di accaparrarsi uno tra i primi posti tra le città che promulgarono una legge che aboliva la schiavitù in tutto il mondo. Il testo è contenuto nel “Liber Paradisus”, nel quale si dichiara che il Comune aveva pagato ben cinquantaquattromila lire d’argento bolognesi ai circa quattrocento signori che li possedevano.

In tutto vennero liberati 5.865 servi. La scelta del comune ebbe motivazioni prima di tutto religiose (“Dio, che ha creato l’uomo mettendolo nel Paradiso, gli diede perfettissima e perpetua libertà”), ma anche motivazioni politiche, sottolineando che la città di Bologna combatte sempre per la libertà.

Allo stesso tempo, però, liberando i servi della gleba, il Comune li rendeva cittadini come tutti gli altri e quindi sottoponibili al pagamento delle tasse.

Per questo motivo i liberati non potevano uscire dalle diocesi di appartenenza (per non potersi rivendere come schiavi nelle altre città). Insomma quella che Bologna aveva concesso agli schiavi era una libertà a metà.

2. L’Alma Mater: la prima università d’Europa

La famosissima Università di Bologna non ha bisogno di presentazioni. Lo sanno tutti che è la prima Università d’Europa, fondata nel 1088, inizialmente come libera associazione di studenti.

Da quel tempo ne ha fatta di strada, accogliendo tra i suoi corridoi grandi personalità appartenenti ad ogni ambito.

Si dice “Bologna la Dotta” e non potrebbe esserci verità più grande.

3. Il primo bordello dell’odierna Galleria Cavour

Dove oggi sorge la galleria più chic di Bologna, piena di vetrine luccicanti e di vestiti d’alta moda, nel Trecento era denominata la Corte dei Bulgari, dal nome della celebre famiglia proprietaria delle case che vi si trovavano. Già a fine del Cinquecento, non si avevano più notizie degli esponenti del nobile casato. Così nel 1419 fu decretato che nascesse un bordello proprio nella Corte dei Bulgari, dove si trovava “l’osteria della Scimmia”.  Nel 1600 si parlava di quest’area come il “Postribolo” o il “Lupanare”, nel quale oltre alla prostituzione si teneva anche una bisca di gioco d’azzardo. Insomma un vero e proprio quartiere malfamato dove si poteva trovare ogni altro tipo di attività di perdizione.

Non lontano da lì, vi era un’altra osteria nota per le sue allegre frequentazioni, ovvero l’antica osteria dell’ “Offesa di Dio”, denominata così in seguito a un episodio che vide come protagonista la moglie dell’oste.

Sorpresa dal marito in intimità con un cliente proprio sotto un crocifisso, venne duramente sgridata non avendo avuto rispetto neanche dell’immagine di Dio. Il bordello venne trasferito alla corte dei Catalani nel 1336, per poi fare ritorno all’attuale Galleria Cavour.

La domanda di questo tipo di servizio già nel XIII secolo era altissima, c’erano molti studenti, ovviamente tutti i maschi.

Alla fine del 1200, Papa Bonifacio VIII decise che bisognava intervenire per correggere i costumi di una città fin troppo allegra. Ordinò dunque la distruzione delle case di tolleranza, ma tale operazione non sortì l’effetto desiderato, dato che uno degli ultimi bordelli chiuse solo nel 1958.

Insomma, la prostituzione e il suo sfruttamento ebbero sempre un mercato particolarmente florido sotto le due Torri. Non a caso a Bologna è nata la prima fabbrica di profilattici. Nel 1922, il cavalier Franco Goldoni fondò a Casalecchio una ditta che produceva vari prodotti in gomma (tra cui appunto i contraccettivi), sotto la protezione e il benestare del Duce, che pose su tali prodotti l’aquila littoria, illudendosi forse di poter tenere sotto controllo anche la sessualità dei soldati.

4. Il primo negozio di dischi jazz

La storia del jazz a Bologna ha origini lontane, fin da quando nel 1938 un gruppo di giovani appassionati si ritrovava presso il negozio Borsari per acquistare le nuove uscite di dischi jazz.

Nel dopoguerra la spinta e la passione dell’Hot Club prima e del Circolo del Jazz poi, resero Bologna una tappa obbligata per tutte le band e i solisti americani più celebrati.

Alberto Alberti è l’uomo che ha organizzato indimenticabili concerti, contribuendo ad allargare i confini della cultura musicale italiana ed è stata forse la persona che si è adoperata di più per diffondere e qualificare la musica jazz nel nostro Paese. Nel gennaio del 1953 Alberto intraprese un viaggio in Inghilterra insieme a Carlo Trevisani.

Appassionati di Jazz fin dalla tenera età, i due amici, raggiunta Londra, si recarono direttamente al “One Hundred” di Oxford Street, un negozio dove si vendevano solo dischi jazz. Il proprietario era Colin Pomroy, un ex soldato. Vedendoli arrivare e acquistare per la quarta volta consecutiva, Pomroy propose loro di aprire in Italia un negozio di LP jazz di importazione, un negozio da lui stesso finanziato e fornito di dischi che Alberti e Trevisani avrebbero ripagato solo dopo averli venduti. La proposta fu subito accolta e all’ammezzato di via Caprarie 3 a Bologna venne inaugurato il “Disclub”, primo negozio in Italia dedito solo a dischi di Jazz esclusivamente d’importazione. Il Disclub divenne ben presto una vera e propria fucina organizzativa per l’attività jazzistica della nostra città.

5. L’operazione del primo anatomopatologo

Il Teatro Anatomico è un luogo affascinante quanto spaventoso, soprattutto quando ci si immagina cosa avveniva lì dentro. Vi si tenevano lezioni di anatomia per gli studenti di medicina, i quali assistevano a delle vere e proprie dissezioni di cadaveri proprio lì, davanti ai loro occhi, sul tavolo al centro della stanza.

Il primo a introdurre un cadavere in un’aula universitaria fu proprio un bolognese, più precisamente Mondino de’ Liuzzi, il quale viene considerato a tutti gli effetti il primo anatomopatologo della storia.

Il suo manuale sull’anatomia divenne uno dei testi più studiati del settore.

A questo personaggio va riconosciuto, inoltre, un altro primato: già nel XIV secolo, egli dettava consigli per evitare le gravidanze alle donne troppo giovani o malate o che rischiavano di essere violentate. Infatti, al tempo la pratica contraccettiva era moralmente più accettata rispetto all’aborto, oltre che meno rischiosa.

Nel campo degli studi anatomici, Bologna vanta un doppio primato. Infatti nello studio non solo operò il fondatore dell’anatomia macroscopica (Mondini), ma anche il padre dell’anatomia microscopica, ovvero Marcello Malpighi. Egli per primo utilizzò il microscopio nelle dissezioni, che gli permise di fare numerosi passi avanti soprattutto nello studio del funzionamento dei polmoni.

Insomma, Bologna primeggia in molti campi.

6. La prima radiocronaca sportiva

Il Teatro del Corso oggi non esiste più, distrutto nel ‘44 da un ordigno che si è portato via in una grande esplosione i magnifici decori neoclassici del teatro.

Ma prima di questo tragico evento, la struttura era diventata uno dei più acerrimi rivali del Comunale. Nei suoi 139 anni di vita, sul suo palco camminarono intellettuali e artisti di ogni tipo. Ma il Teatro del Corso, fedele alla sua vocazione di intrattenimento senza differenziazioni di genere, si rese protagonista anche della prima radiocronaca pubblica di calcio, mai avvenuta in Italia.

Il 30 giugno 1929, in occasione della seconda finale dello scudetto tra il Torino e Il Bologna, su una lavagna retroilluminata, era stato disegnato il campo, i giocatori e il pallone. Al suo spostarsi corrispondeva l’azione di gioco, accuratamente descritte da un esperto, il quale veniva informato in tempo reale sull’andamento della partita.

Venne inscenato, quindi, uno spettacolo a metà tra la radiocronaca e il talk show. Ovviamente, con gli strumenti dell’epoca, il resoconto giungeva abbastanza in ritardo, ma l’effetto per chi vi assistette, fu davvero considerevole. Il Teatro del Corso traboccava di tifosi, prova del fatto che il calcio era diventato un fenomeno di massa, capace di coinvolgere le persone anche a distanza.

7. La prima cioccolata solida

Nel 1865, sotto il portico di via Carbonesi, tra lo stupore del pubblico, fece irruzione uno spiraglio di modernità che catapultò Bologna al centro dell’Europa per quanto riguarda la dolcezza.

Giuseppe Majani aprì la prima sala da tè illuminata dalla luce elettrica.

Quello che venne costruito era un salotto raffinato dove si serviva la famosa cioccolata in tazza, apprezzata anche da Giosuè Carducci e Guglielmo Marconi.

È questo il cuore di una delle vicende cittadine più golose, legate al nome Majani che oggi festeggia 220 anni  di produzione, tutti trascorsi all’interno di mura familiari, con ricette tramandate di generazione in generazione, (come il famoso cremino “Fiat”).

L’avventura della famiglia più golosa d’Italia, in realtà, ha inizio nel 1796 in vicolo Colombina per merito di Francesco e della moglie Teresina, grazie ai quali quella dolce prelibatezza divenne di gran moda e l’azienda fu costretta a traslocare in uno spazio più grande in via Carbonesi.

“Siamo stati i primi a proporre il cioccolato in forma solida, con la famosa “scorza” che oggi per ragioni commerciali si chiama “sfoglia””, ricorda Anna che da quando aveva 18 anni porta avanti il nome dell’azienda, intrecciandola alla sua passione per il teatro. “I nostri prodotti erano apprezzati alle corti europee tanto da essere pubblicizzati con un’immagine che ritrae tutti i regnanti d’Europa mentre sorseggiano una tazza di cioccolata “Majani”. Peccato che mio papà non fu lungimirante e nel 1952 smontò il salone per ingrandire il reparto di produzione.”

Ma alla fine del XIX secolo i Majani pensavano in grande. Dal 1867 furono presenti alle Esposizioni universali di Parigi e Vienna, nel 1878 diventarono fornitori ufficiali dei Savoia e nel 1908 costruirono in via dell’ Indipendenza la palazzina Liberty, di cui oggi rimane solamente la sala da ballo.

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